Email Marketing 2016: tutti i dati dell’osservatorio Mailup

Email Marketing 2016: tutti i dati dell’osservatorio Mailup

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Email Marketing 2016: tutti i dati dell’osservatorio Mailup

Mailup ha rilasciato un report annuale con tutti i dati sull’andamento dell’email marketing in Italia nel 2016. Li abbiamo analizzati per te

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L’Osservatorio MailUp, uno dei più celebri tool italiani per l’email marketing, ha recentemente rilasciato un report con tutti i dati sull’andamento dell’email marketing in Italia durante il 2016. In questo articolo abbiamo estrapolato quelli più interessanti, per riflettere insieme su quale sarà il futuro dell’email marketing.

Contrariamente a quanto credono alcuni, l’email si rivela il mezzo di comunicazione più longevo del web: nonostante abbia ormai raggiunto e superato la maggiore età, l’email non perde il suo fascino e anzi continua a essere uno degli strumenti più performanti al servizio del marketing (e non a caso uno dei più utilizzati dalle aziende, grandi e piccole, per restare in contatto con i propri clienti.

Perché l’email resiste a tutto?

Probabilmente perché si tratta di un mezzo sicuro e veloce, percepito come affidabile proprio in virtù della sua anzianità. Con l’avvento delle nuove tecnologie, l’email non ha perso il suo appeal e anzi si è adattata ai nuovi canali di comunicazione, arrivando sugli smartphone e facendo concorrenza agli sms.

Inoltre, l’email è un mezzo di comunicazione percepito come diretto e personale: la propria casella di posta elettronica è considerata un luogo sicuro e altamente confidenziale, e fornire il proprio indirizzo email significa permettere a chi lo riceve di entrare in una parte della propria vita.

Ecco perché l’email marketing continua a funzionare.

I dati lo confermano: nel 2016 sono state inviate oltre 12 miliardi di email. Di queste, il 16% è composto da mail transazionali, quelle mail inviate a seguito di un’azione compiuta dall’utente (ad esempio le mail di conferma di un’iscrizione o di un acquisto avvenuto). Il restante 84% è composto solo da un 25% di DEM, cioè email di natura prettamente commerciale, mentre le newsletter rappresentano il 59% del totale.

Questo semplice dato ci spinge già a una prima riflessione sugli scopi comunicativi più che commerciali dell’email marketing: se le newsletter rappresentano quasi i 2/3 del totale delle email inviate, significa che l’obiettivo con cui le aziende usano l’email marketing non è quello di vendere, ma quello di restare in contatto con il cliente.

La mail non è utilizzata quindi come un canale di vendita, ma come uno strumento al servizio del content marketing.

I numeri dell’email marketing nel 2016

I risultati dell’email marketing durante il 2016 confermano un trend in crescita: se il numero di email inviate è rimasto pressoché invariato rispetto al 2015, i tassi di apertura e clic hanno fatto registrare trend positivi:

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Cala invece il numero di condivisioni social, soprattutto nel settore B2B, dove l’utilizzo integrato dei canali mail e social è meno diffuso.

Email marketing 2016: newsletter

Le newsletter, che ricordiamo rappresentano il 59% delle email inviate, registrano un trend stabile nel 2016: aumenta il numero di invii e parallelamente crescono anche il tasso di aperture e clic, a testimonianza dell’efficacia dello strumento se utilizzato come veicolo di contenuti informativi e di approfondimento, come notizie e post blog.

Nel B2B, i risultati migliori in termini di clic e tassi di apertura si registrano nei settori agricoltura e alimentare e assicurazioni (CTR 12%) e finanza e banche (Open Rate 45%). Nel B2C volano l’industria, con un Open Rate del 63% e un CTR pari al 17%, e il no profit, con un CTR del 5%.

L’email si conferma un efficace strumento di comunicazione anche nell’ambito delle organizzazioni politiche e della consulenza professionale, sia per il B2B che per il B2C. In calo invece i CTR del B2B nei settori turistico, musica e spettacolo, e del B2C nei settori giochi (anche d’azzardo) e ristorazione.

Email marketing 2016: DEM

Le dem, direct email marketing, hanno fatto registrare un trend positivo nel 2016: a fronte di una consistente riduzione del numero di invii, dal 42% al 25% in un anno, i tassi di clic e apertura sono aumentati rispetto al 2015, toccando picchi interessanti soprattutto nel settore B2B, dove si registrano tassi di apertura medi del 96% e tassi di clic medi del 7%.

Questo è un dato importante su cui riflettere: il fatto che alla diminuzione del numero di mail inviate corrisponda un aumento dei tassi di interazione e coinvolgimento può significare solo che, anche nell’ambito dell’email marketing come in altri settori del web marketing, a vincere non è la quantità ma la qualità dei contenuti inviati. E forse adesso stanno iniziando a capirlo anche le aziende.

I settori che fanno registrare i CTR più interessanti sono, sia per il B2B sia per il B2C, il commercio all’ingrosso, la grande distribuzione, e il settore moda, abbigliamento e calzature. Nel B2C le dem funzionano anche nei settori giochi e ristorazione.

Risultati negativi anche in questo caso invece per il settore turistico, la cui grande sfida è superare il modello basato sui messaggi transazionali come conferme di avvenuta prenotazione, invio voucher, etc.).

Il futuro dell’email marketing nel 2017

Stando ai dati raccolti e all’analisi che abbiamo provato a effettuare in questo articolo, non ci sono dubbi che l’email marketing resterà ancora a lungo tra gli strumenti preferiti dalle aziende per comunicare con i propri clienti.

Il futuro dell’email marketing si preannuncia roseo: i trend 2017 punteranno tutto sulla personalizzazione e sull’interattività.

Le email del prossimo futuro saranno sempre più mobile friendly, sempre più personalizzate grazie a una migliore profilazione dei database, sempre più mirate a offrire contenuti di valore per il singolo consumatore, sulla base delle sue preferenze e dei suoi comportamenti di acquisto, online e offline, e di fruizione del web.

Grande risalto verrà dato alla user experience: l’obiettivo sarà quello di offrire a ciascun consumatore il contenuto giusto al momento giusto, non soltanto per spingerlo alla conversione e incrementare le vendite, ma soprattutto con lo scopo di costruire una relazione stabile e duratura nel tempo, che spinga il consumatore a fidarsi e ad affidarsi al brand eleggendolo a punto di riferimento per quel settore commerciale.

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