Otto consigli utili per aprire un e-commerce

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Otto consigli utili per aprire un e-commerce

I dati sugli acquisti online sono incoraggianti anche in Italia, ma meglio approcciarsi alla materia con cognizione di causa. Ecco quindi cosa sapere prima di chiedere un preventivo per un e-commerce o di spendere il proprio voucher digitalizzazione.

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Stai guardando Amazon e ti chiedi “come fare?”, perché da quando il gigante di Jeff Bezos è arrivato in Italia, tutto sembra più difficile. Sempre più persone acquistano online e diventa urgente stabilire la propria presenza in Rete non solo con una vetrina digitale del negozio, ma con un vero e proprio e-commerce.

In genere chi è intenzionato a spostare parte della propria attività online attraverso un e-commerce deve chiarirsi alcuni punti oscuri. Rispetto ad un sito classico – per quanto elaborato – l’e-commerce richiede una comunicazione ad hoc e anche aspetti tecnici che impongono competenza ed organizzazione. Per questo motivo il Ministero dello Sviluppo economico ha indetto un bando per la distribuzione del cosiddetto voucher digitalizzazione dal valore massimo 10.000 euro alle imprese intenzionate a rafforzare la propria presenza online.

Un e-commerce costa mediamente di più di un sito classico, ma nulla di proibitivo per una Pmi e soluzioni ad hoc possono essere trovate anche per le micro-imprese (al di sotto dei 10 dipendenti). Di seguito ti elenchiamo alcuni aspetti da tenere presente nel momento in cui digitalizzi il tuo commercio.

1. “Non potrò mai vincere contro Amazon!”: scegli il tuo target

Se pensi di essere arrivato in ritardo e che ormai il mercato sia stato preso tutto dalle multinazionali, non ti preoccupare. Amazon è ritenuto affidabile per le spedizioni e per il reso, ma non pratica prezzi sempre convenienti. Se scegli bene il target di riferimento, hai la possibilità di creare un e-commerce fortemente specializzato, capace di praticare prezzi ultra-competitivi e di comunicare un’autorevolezza anche maggiore rispetto ad Amazon.

Qualche numero: nel 2014 il valore degli acquisti online dei consumatori italiani ammontava a 14.37 milioni di euro. Un giro d'affari che, secondo le stime del Netcomm Forum, quasi raddoppia in quattro anni (27.019 milioni di euro previsti per il 2018). Vuoi che con questi numeri e che con la crescente alfabetizzazione informatica della popolazione non ci sia già – nascosto dietro lo schermo di un grande computer – qualcuno già disposto a dare fiducia a te e al tuo business?

2. “Dove metto la merce?”: altrove!

Se hai un negozio “fisico”, poco male; se invece intendi creare il tuo e-commerce ex novo, il magazzino non è necessario. Grazie al dropshipping un dettagliante online può vedere un prodotto pur non avendolo in magazzino, ma semplicemente fungendo da intermediario tra il fornitore e l’acquirente. Si tratta di un modello di vendita che permette di abbattere il costo fisso del magazzino e, dunque, un importante fattore di rischio.

3. “Non sono un programmatore!”: la piattaforma

Non devi comporre stringhe di codice per la gestione ordinaria del tuo negozio online, dato che ormai sono in commercio piattaforme che rendono questo lavoro quasi alla portata di tutti. L’impostazione iniziale, la manutenzione ordinaria e gli interventi di ottimizzazione straordinaria richiedono l’intervento di esperti, ma puoi raggiungere facilmente l’autonomia affidandoti agli strumenti giusti.

4. “Posate i soldi”: le transazioni

Beh, la caratteristica di un e-commerce si esprime tutta nella possibilità di muovere denaro online. In passato pochi avrebbero scommesso sulla riuscita di una tale smaterializzazione delle transazioni, ma alla fine l’urgenza di aprire e-commerce sta tutta nel clima di fiducia crescente verso i pagamenti online (sebbene sia sempre utile prevedere anche il contrassegno per convincere i più restii a compiere il primo passo attraverso uno strumento “tradizionale”).

Devi garantire gli strumenti giusti, il che vuol dire che ai tuoi utenti devi dare la certezza di una navigazione sicura, che rispetti precisi requisiti tecnici (e legali) fino al traghettamento al sito della banca. Ecco, rivolgiti a degli esperti per metter su un sistema “a norma”. Poi prosegui pure sereno sulla tua barca di bit.

5. “Non ho vetrine fronte strada!”: il marketing

Fa’ in modo che la gente parli dei tuoi prodotti, comunica valori, prova a capire cosa cercano i tuoi consumatori potenziali e raggiungili. Usa la seo, l’advertising, content e social marketing e tutti gli strumenti che possono rendere il tuo negozio virtuale simile ad un palazzo rinascimentale, tutto illuminato, sulla strada principale di una metropoli, nella sera della Vigilia di Natale. Scordati il numero di vetrine e punta tutto (“molto”, sempre meglio conservare qualcosa) sul marketing.

6. “Il cellulare serve per chiamare”: responsive

Circa l’80% del traffico web quotidiano viene da dispositivi mobile, per cui il tuo sito e-commerce deve essere “responsive”, ossia compatibile con smartphone e tablet. Secondo i dati diffusi nel corso del Netcomm Forum, nel 2018 il valore degli acquisti da dispositivi mobile rappresenta il 38% del giro d’affari degli e-commerce B2c italiani.
Dal requisito necessario passiamo a quello preferenziale: una web app può assicurarti la presenza permanente del tuo negozio sul cellulare del consumatore. Volevi un negozio con tante vetrine? Bene: con la web app la vetrina segue il tuo cliente.

7. “Le merci per bambini sugli scaffali bassi”: la profilazione

Ti hanno insegnato che in un negozio “reale” le merci si collocano in un modo preciso, perché la posizione dei beni e la loro relazione con lo spazio fisico non sono una lotteria, ma una vera e propria scienza. Ecco, online è uguale; anzi: meglio. Fai in modo che questo punto sia curato molto bene da chi ti costruisce il sito: la profilazione. Pensa al tuo sito come ad un’intelligenza artificiale capace di suggerire all’utente sempre il contenuto più vicino – per bisogni e fascia di prezzo - a quello che ha ricercato poco prima o a ciò che ha volontariamente dichiarato .

Facciamo un esempio: se una mamma ha cercato sul tuo sito web uno zaino di una serie televisiva per bambine, falle apparire tra i prodotti correlati l’astuccio della stessa linea. Quando poi la stessa utente va su un sito per mamme, potresti farle apparire (di nuovo!) la pubblicità inerente lo stesso zaino o un prodotto simile.

8. “Ma è legale?!?”: Gdpr, Ssl, etc.

Niente di losco o illegale. La profilazione è sorprendente e a volte può far sorgere l’interrogativo se sia o meno a norma di legge. Dopo un periodo di brutale aggressività delle pubblicità, l’Ue ha deciso di applicare una delle norme più restrittive sul tema, per cui è necessario adempiere agli obblighi di legge e rivolgersi a degli esperti. In realtà queste disposizioni sembra stiano raggiungendo l’obiettivo di informare l’utente, non di dissuaderlo dal cedere la propria cronologia di navigazione ai fornitori del servizio. Vale a dire: se pubblicità deve essere, che sia in linea con i gusti dell’internauta!

Cosa è il voucher digitalizzazione

Periodo di voucher. All'inizio erano documenti rilasciati da agenzie di viaggio per beneficiare di alcuni servizi turistici, poi sono diventate forme di pagamento del lavoro (riproposte di recente dal Decreto Dignità) e da tempo indicano ormai una forma di sovvenzione alle imprese. Il voucher digitalizzazione è tra queste: a febbraio del 2018 è scaduto il termine ultimo per la presentazione delle domande, mentre il 14 dicembre 2018 devono essere ultimate le spese connesse al voucher. Successivamente le imprese assegnatarie dell'agevolazione possano presentare richiesta di rimborso al Ministero. Se vuoi sapere come far fruttare questa sovvenzione, contattaci.


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